Mirror of Soul

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore e' soltanto una specie di strumento ottico che e' offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (Marcel Proust)
venerdì, 25 settembre 2009

Esbat

Esbat







di Lara Manni















esbat-x-sito















Poltroncina blu nel sottoscala perché sono del secondo anno e, ora, ho il potere.







Scarpe con i tacchi che fanno un male assurdo perché nuove.







Vestiti mezzi fradici perché fuori piove, anzi, diluvia.







Corridoio vuoto e in penombra perché a quell’ora in facoltà non c’è nessuno e io, dopo un anno di assidua frequenza, ancora non ho imparato dove stia l’interruttore.







Esbat in mano.







Sono pronta.







Certo, come romanzo di inizio anno universitario non è il massimo.







Decisamente poco benaugurante.







Quando mia sorella lo ha portato a casa mi ci sono fiondata, magicamente attratta dalla copertina (la AMO!).







“Cos’è? Cos’è? Cos’è?”







“Un horror”.







“…oh”.







Alla fine, come al solito, ha vinto la curiosità.







Ma, oltre che per la bellezza della copertina e per la pubblicità da far invidia a un piazzista di mobili di terza mano fatta da mia sorella, l’ho letto per il titolo.







Esbat.







Provate a dirlo.







E’ una ginnastica facciale formidabile.







“E”. La bocca si allarga fino a toccare le orecchie.







“S”. Il mento si alza e la lingua schizza in fuori.







“B”. Le labbra si danno alla fuga e le guance si gonfiano stile rana.







“A”. Bocca si spalanca in un perfetto cerchio stile angelo della Thun.







“T”. La lingua rifugge in dentro e si fa quasi una pernacchia, orgogliosi di aver terminato la parola.







Ok, adesso sapete che non sono dislessica e che potrei vincere le gare di spelling americano, ma non sapete ancora niente del libro.







Ehm.







Rimediamo.







Sensei.







Ok, ufficialmente la prendo sotto la mia responsabilità. Chimatela adozione, curatela, tutela, rapimento, infanticidio, tutto quello che volete, ma LEI è MIA.







L’antieroina perfetta.







Un personaggio finalmente vero dopo tanti protagonisti spazzatura che ho letto in questi ultimi anni.







Harry Potter, il ragazzino con la profezia, dal passato sfigato, coraggioso temerario, e blablabla.







Bella Swan, la giovine un po’ imbranata ma tanto tenera, l’unica persona a cui Eddy-caro non può leggere nel cervello (e io ho anche una mia teoria al riguardo ma la tengo per me visto poi che il post su “Tuailait” l’ho già fatto).







Zoey Redbird, la bellissima giovane che diventa vampiro, che ha il simbolo diverso, la ragazza cui la Tim ha fatto una vantaggiosissima offerta per parlare con le divinità senza scatto alla risposta.







I protagonisti originali di “Per l’amor di un Dio” che ho trovato così macchiette da non ricordare più neppure i loro nomi.







La Sensei, una donna di mezz’età, sciupata dalla vita, certo, con un fenomenale potere cosmico che però non è solo suo e che, soprattutto, le porterà un sacco di guai. Schiava del desiderio (finalmente qualcuno fatto di sangue e carne insomma!) e che verifica sulla sua pelle il potere devastante dell’amore.







Ok, l’ultima frase non credo sia mia ma non mi ricordo di chi sia, quindi accontentatevi della mielosità del pensiero ed estraete il concetto.







La Sensei è una vera protagonista.







Psicologicamente perfetta, a tutto tondo e coerente con se stessa, una di quelle persone che sembra di poter incontrare per strada.







Con questo non voglio dire che voglio essere come lei. Diventare assassina. Cioè, dover lavare il pavimento sporco di sangue… sarebbe un lavoro lungo, ecco, e io sono pigra. Della serie: bambini, “don’t try it at home”.







E comunque è chiaramente e, quasi, QUASI, comprensibile il perché la Sensei si comporti così.







Perché lei è un tosta, una che, a fine libro, senti davvero di conoscere.







MA ALLORA PERCHE’ ROVINARMELA COSI’, PERCHE’?







Si può andare Ooc (out of character) con un personaggio originale? Si può? Sì.







Ti ho fottuto, Principe. […] Arrossì.







Cioè… no.







Decisamente no.







NO!







Come può arrossire un personaggio così perfetto?







Come può avere una reazione da adolescente in crisi premestruale una donna di cinquant’anni SOLO perché pensa al significato letterario della parola “fottere”?







No, no, no.







Poteva avere un sorrisino sghembo, poteva distogliere irritata lo sguardo, poteva al massimo sospirare malinconica, sconsolata o nostalgica, ma NON, NON arrossire.







Quella è una reazione da emo psicopatico, da Ivy.







Oh già, la marmocchia.







ivy (sì, minuscolo perché la “I” non la merita) è un chiaro esempio di stereotipi.







Un riassunto di stupidità, imbecillità e antipatia unica.







Perché emo non fa “fiquo”, fa demente.







La odio.







Ed è stata una sensazione a pelle.







Forse perché immaginavo che avrebbe messo i bastoni fra le ruote alla mia Sensei.







Fatto sta che è solo una ragazzina troppo fortunata (incontra Suki!)







A proposito.







Per amore della Sensei, nonostante l’odio immediato per ivy, sono andata avanti nella lettura.







“Tanto adesso la Divina-Sensei ammazza stupida-ivy”. (Lete immagina scene macabre oltre il limite dell’impossibile)







No.







“Adesso Yobai viene nel mondo umano”. (Lete serra le finestre. Dopo un attimo le riapre e inizia a installare insegne luminose)







No.







“A… adesso… beh, Suki si innamorerà della Sensei perché, in fondo, è un libro”.(Lete storce la bocca temendo l’happy ending).







No.







‘sti cazzi! (scusate il francesismo che, proprio francese non è, ma dire francesismo è una figata unica!)







E il mio povero, martoriato orizzonte di lettura?







Ucciso anche lui, ennesima vittima dell’Esbat.














EVVIVA!







Finalmente, FINALMENTE, un libro dove non si capisce dove l’autore (pardon, autrice) voglia andare a parare.







Finalmente sorprese!







Bello bello bello (senza virgole perché ho deciso così e ringraziate che non lo scrivo tutto attaccato).







Come bello bello bello è Suki.







Allora, chiariamo. Suki è il protagonista dal nome impronunciabile, l’unica cosa che mi ricordo è che dentro c’è la parola Suki e la ricordo grazie alla pellicola Cuki che abbiamo in cucina.







Probabilmente il bel demone mi staccherà la testa a morsi la prossima volta che viene qui. Spero solo di essere riuscita a finire il post per allora.







Un bel cattivo. Cioè, buono.







Ecco!







Non l’ho ancora capito.







Un bel coerente.







Si può dire?







Beh, il blog è mio e decido io (democrazia dilagante, neh?).







Coerente con se stesso, sempre e comunque.







Poi, che altro?







Mancano quattro virgole.







Ok, non è una cosa importante ma la dico.







Ah, dimenticavo la vocina della Sensei!







Che puccia, ne voglio una uguale!







Una che, magari, traduca.







Eh sì, perché anche il semplice termine Sensei a meno che uno non sia appassionato di manga o Giappone, rimane oscuro.







Era così problematico inserire una nota o un dizionarietto per i termini stranieri?







Avrebbe ampliato di gran lunga il pubblico che poteva fruire del libro.







Ho usato la parola fruire.







Ah! Ah! Ah!







Scusate, mi ricompongo.







Comunque sì, delle note chiarificatorie ci starebbero tanto, ma tanto bene.







E poi.







Io amo le citazioni alla follia.







Però… però mi sembra strano che una giapponese, per quanto di cultura possa essere, conosca Aristotele.







Adesso, so per esperienza che la maggior parte dei Finlandesi non conosce Dante. Questo non vuol dire che tutti i Finlandesi non conoscano Dante, stesso discorso per i giapponesi e Aristotele.







Però… personalmente mi suona strano.







Perché la Sensei lo conosce?







A un certo punto ho trovato anche, spero fosse un miraggio, una canzone italiana.







Cioè… stona. Non per il cantante che ha preso una stecca, sia chiaro, ma per il contesto.







Non si poteva inserire invece un haiku, un proverbio, anche una barzelletta su Confucio andava bene, ma qualcosa di filosofico-orientale?







Sono SICURA che qualche nipponico ha scritto lo stesso pensiero del greco o del cantante in qualche loro modo criptico-metaforico che, sinceramente, stava meglio e faceva più atmosfera.







E comunque, la Sensei non arrossisce, ecco.







Che fosse una vampata della menopausa? Perfavore!







Sì, quella cosa mi ha sconvolta parecchio… ed è una parola!







Mi fisso davvero sulle cazzate… ma anche no.







Alla fine, tutto ruota attorno al desiderio.







Desidero la Sensei (mia!), voglio farci una chiacchierata come si deve.







Desidero rivivere il capitolo quattro con Suki.







Desidero le note in fondo alla pagina.







Desidero vincere alla lotteria (non sia mai che la dea bendata si sbenda e cucca qui decidendo di avverare tutto e che io non abbia inserito i soldi!).







Desidero che ivy se la passi molto, ma molto male.







Desidero giocare a scacchi con Yobai (credo mi divertirei. E che lui, alla fine, mi ucciderebbe).







Desidero non essere uccisa da Yobai a fine partita di scacchi.







Desidero che la Sensei non muoia perché non ho in mente nessun libro in cui un assassino vive.







Desidero altri libri così.






















Ci sono due tragedie nella vita: non riuscire a soddisfare un desiderio e soddisfarlo.







(O. Wilde)
postato da acquadilete alle ore 09:24 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: libri



Commenti
#1    30 Settembre 2009 - 10:01
 
Questa è la prima volta che vedo un libro della collana i Canguri Feltrinelli.
Mi sa che devo cercare meglio in libreria la prossima volta.
Ciao
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#2    30 Settembre 2009 - 15:42
 
Beh, buona caccia! ^_*
Saluti!
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#3    30 Settembre 2009 - 16:30
 
Alloooora, non lo leggero per via della mia famosa fifoneria, ma dalla tua descrizione come libro deve essere bello... E poi non c'è nessuno che descriva queste cose come te!!
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#4    30 Settembre 2009 - 16:40
 
Dai fifona!
Non c'è niente di cui avere paura!
Un paio di arti tagliati è il massimo.
Credimi, seguire un'intera puntata di "Porta a Porta" mette più paura!
Coraggio, leggilo! Te lo consiglio davvero! E allora capirai che non sono io a descrivere bene le cose, ma sono le cose "a descriversi da sole" nel blog!XD
Un bacio!
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Utente: acquadilete
Qui sul mio cuore, anima crudele
e sorda, vieni, tigre amata, mostro dalle pose indolenti;
le mie dita tremanti voglio immergere nel fondo della tua spessa chioma,
lungamente; e seppellir la testa indolenzita nella tua gonna piena del tuo odore;
come un fiore appassito respirare dell'amore defunto il tanfo dolce...
Voglio dormire! Meglio della vita è certo il sonno, un sonno dolce come la morte:
e sopra il tuo bel corpo lucido, come di rame, deporrò i miei baci, senza rimorso...
Nulla può l'abisso del letto tuo per mandar giù i placati singhiozzi:
l'oblio abita potente sulla tua bocca;
e dentro i baci tuoi scorre l'acqua del Lete...
Al mio destino, che m'è delizia ormai, voglio obbedire come un predestinato;
e, mite martire, condannato innocente, il cui fervore arroventa il supplizio,
sulle punte incantate di questo eretto seno che non ha mai imprigionato un cuore,
io succhierò il nepente e la cicuta per annegare tutto il mio rancore...

Charles Baudelaire


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