Mirror of Soul

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore e' soltanto una specie di strumento ottico che e' offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (Marcel Proust)
giovedì, 17 dicembre 2009

Mare d'inverno

Mare d'inverno



Loredana Bertè





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Il mare d'inverno

è solo un film in bianco e nero visto alla TV.

E verso l'interno,

qualche nuvola dal cielo che si butta giù.

Sabbia bagnata,

una lettera che il vento sta portando via,

punti invisibili rincorsi dai cani,

stanche parabole di vecchi gabbiani.

E io che rimango qui solo a cercare un caffè.



Il mare d'inverno

è un concetto che il pensiero non considera.

E' poco moderno,

è qualcosa che nessuno mai desidera.

Alberghi chiusi,

manifesti già sbiaditi di pubblicità,

Macchine tracciano solchi su strade

dove la pioggia d'estate non cade.

E io che non riesco nemmeno a parlare con me.



Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.

Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.

Mare mare, non ti posso guardare così perché

questo vento agita anche me,

questo vento agita anche me.



Passerà il freddo

e la spiaggia lentamente si colorerà.

La radio e i giornali

e una musica banale si diffonderà.

Nuove avventure,

discoteche illuminate piene di bugie.

Ma verso sera, uno strano concerto

e un ombrellone che rimane aperto.

Mi tuffo perplesso in momenti vissuti di già.



Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.

Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.

Mare mare, non ti posso guardare così perché

questo vento agita anche me,

questo vento agita anche me.




Avevo comprato un CD come regalo per il compleanno di mia mamma.

Era una raccolta di canzoni belle e "vecchie".

Inutile cercare i TH lì.

Per fortuna.

Solo Battisti, Nannini, qualche spaurito Vasco e una troneggiante Bertè.

Festeggiando abbiamo messo su la musica.

E... questa canzone non mi piaceva.

Triste!

Insomma, ritmo calmo, non esageratamente cantabile.

Sembra una poesia.

Adesso.

A me piacciono le poesie ma durante una feste ho bisogno di qualcosa di ritmato da cantare a squarciagola, non poesie da recitare.

Eppure...

In questi giorni è la canzone ideale.

Anche perchp visitare il mare in una giornata invernale è un mio sogno.

Non è romantico.

Non è avventuroso.

Non è triste.

E' solo malinconico.

Malinconia pura.

E ogni tanto quella struggente nostalgia è bella da sentire.

Come quando qualche masochista prende fuori i vecchi album di foto.

Si contano le rughe in più, i capelli più scuri, i chili in meno.

Si ricordano le avventure, le cerimonie importanti, le feste.

Le persone che non ci sono più e quelle che sono entrate nella nostra vita.

Il classico "tu ancora non c'eri" oppure "tu non eri neanche stata programmata allora".

E' ... strano.

Pensare a come ha vissuto la gente che mi conosce prima che nascessi.

Tu non c'eri.

Cazzo.

E dov'ero?

Perchè non c'ero a quel compleanno?

Ovvio, sono la figlia minore.

Però... accidenti, quattro lunghi anni senza di me, sorellona.

Come hai fatto?

Io non sarei riuscita a stare quattro anni senza di te.

Ok, so di non essere indispensabile, però... non so.

E' strano.

Mamma a quella mostra non era andata con papà, ma con un altro amico.

Beh, papà ancora non c'era.

O meglio, c'era ma non lo sapeva.

E il mare?

Di certo adesso, a un numero illimitato di chilometri da casa mia c'è.

Rumoreggia di sottofondo.

Con quei manifesti già sbiaditi di pubblicità che, non me ne vergogno, mi hanno rapito il cuore.

La nostalgia e la malinconia sono due sentimenti che adoro.

Perchè si sentono tantissimo.

E sono discriminati rispetto all'odio o all'amore.

Tutti che odiano o che amano.

Ma mondo cicoria, nessuno si "immalinconisce"?

AMO fare neologismi.

Però forse è per questo che nessuno prova nostalgia.

Non si sa come dirlo.

Provo nostalgia?

Lungo.

Sento... che vuoi sentire?

No.

Probabilmente anche per questo.

Comunque dovremmo riscoprire sentimenti di questo tipo, senza andare all'estremo amore o all'estremo odio.




I momenti migliori dell'amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia, dove tu piangi e non sai di che.

(G. Leopardi)
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categoria: canzoni


mercoledì, 16 dicembre 2009

Che fine ha fatto mr Y?

Che fine ha fatto mr Y?







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Lo consigliava una ragazza su un forum dove bazzico ogni tanto.



All'inizio ho ignorato il richiamo dei miei neuroni-sirena (scena: libro adagiato in topless su una scogliera che canta "leggimiiii.... leggimiii..." e io che passo olte mangiadomi un panino al miele. Avevo fame, qualcosa in contrario? FAcevo merenda, non si può? Che gente...)



Poi sono ripassata, così, per vedere se cosigliavano altro.



No.



Continuavano a commentare questo. Commenti che, ovviamente, io non leggevo per non avere anticipazioni.



Poi, sempre per caso, (variabile aleatoria, ce l'hai con me per caso?) l'ho trovato.



Stufa di averlo sempre in mezzo l'ho preso.



Sì, gesto dettato quasi dalla rabbia.



Poi l'ho lasciato un po' sullo scaffale ad ammuffire.



Quando poi ho capito che a lasciarlo lì faceva solo aumentare la polvere e la mia allergia ne risentiva (oltre che i miei timpani. Voi non conoscete mia sorella. E neanche la acerrima lotta agli acari. Povere creatura, neanche il WWF le protegge!) ho deciso di leggere.



Perchè tanta avversione?



Beh, principalmente per il titolo.



Lo odio.



Non mi incuriosisce per niente.



Mr Y... all'inizio credevo parlasse di cromosomi.



Ok, solo io faccio ragionamenti del genere, ma giuro e spergiuro che pensavo fosse un libro di biologia o qualcosa del genere.



Temevo perfino che c'entrasse Mendel.



Brrr.



Comunque no.



L'inizio mi ha sorpresa.



Ho continuato e a circa metà non potevo smettere (sì, i libri mi danno assuefazione. Vado in crisi d'astinenza senza).



Davvero, mi sentivo presa.



Mi ero immedesimata e lla protagonista, Ariel, mi piaceva abbastanza.



Certo aveva il "banale" passato difficile, ma almeno non si piangeva addosso.



E' un po' il prototipo della "cattiva ragazza" che riesce a farsi un uomo con lo sguardo. Più o meno insomma.



Triste come lei e Adam si siano "innamorati" dopo nenache ventiquattr'ore che si conoscevano.



Sarà che io credo nel colpo della strega e non nel colpo di fulmine.



Comunque mi è sembrato eccessivo e forzato.



Vabbè.



Affari miei, no?



C'erano tutti i presupposti per una bella lettura.



E avevo anche il sentore del "non-lieto" fine.



Amo i non-lieti fine.



Il vissero tutti felici e contenti è banale.



Non per questo devono morire tutti, ovvio, ma mai, MAI, che abbia trovato un libro che narri una bella storia d'amore e che nell'epilogo (il famoso "tot anni dopo") ci siano loro divorziati.



O sono una famiglia Mulino Bianco o sono cadaveri rinsecchiti.



E che cazzo.



Mezze misure no?



Il grigio è un così bel colore scrittori, usatelo!



Tornando al libro, mi fermavo spesso a chiedermi in che menti avrei provato io a entrare.



Sì, sono egocentrica e megalomane, qualcosa in contrario?



E poi era solo una domanda, esagerati!



Comunque ho pensato a diversi animali, a qualche professore (durante gli esami sarebbe comodo) e a qualche conoscente.



La lista della spesa è finita.



Diciamo che i nomi sono ancora fumosi perchè, alla fine, non saprei dire con certezza "lui! Lui! Lui!"



E' snervante essere indecisi, non sono il tipo, ergo ho deciso che non berrò mai acqua santa e carbone vegetale.



Comunque proseguendo la lettura, purtroppo, sentivo che stava andando tutto per il verso sbagliato.



E purtroppo la fine ne è stata la conferma.



No, non mi è piaciuta per niente.



Per niente.



Troppo semplice il modo di risolvere il problema.



Gli ultimi capitoli sono a encefalogramma piatto.



Non che volessi sparatorie o chissà che ma... avere un minimo di suspance è chiedere troppo?



E poi, povero Patrick!



Ma che vi aveva fatto di male?



L'aveva pagata per fare sesso, ok.



Ma era stata lei a proporglielo.



Era stata lei a iniziare.



Era lei che voleva andare a letto con lui.



Perchè gli avete annicchilito il cervello?



Forse era un po' volgare e, ehm, "violento", ma a lei non andava forse bene?



E il pretino spretato, Adam, che nervi!!!



Insomma, ottima trama, bellissimo spunto, abbastanza la protagonista, oscena la fine.



Adama ed Eva.



Devo ridere?



Ringcomposition?



Posso piangere?



Non potevano restare uno di là e uno di qua e saluti?



No, loro devono fare sesso estremo nella Troposfera.



Quella scena mi ha ricordato TERRIBILMENTE  Twilight.



BRRRRRRR!



No, no, no.



Non ci siamo proprio.



Ecco l'esempio lampante di come avere una bella storia fra le mani, incuriosire il lettore e poi usare tutto per accendere il fuoco del camino.



Almeno verrà un po' di caldo.



Perchè davvero delude.



E io mi arrabbio.



Sì perchè non è giusto.



Non è giusto avere un bel libro, una bella storia in mente e poi mandare tutto al diavolo.



Perchè l'idea di tornare indietro nel tempo è... è... è più che banale!



E' stra-abusata.



E' pessima.



E'... non può essere, ecco.



E i cattivi?



Erano lì per sbaglio



E i bambini?



To', una caramella e arrivederci! Salutami Dio quando lo vedi!



Ma mondo cicoria.



No.



Io sono una lettrice, io mi appassiono alla tua trama, come puoi deludermi così, addormentarmi i neuroni senza sentirti in colpa?



Già lavorano poco con me, poveri, se poi quando si svegliano me li fai anche annoiare...



Ecco!



Trovato!



Noioso.



La fine del libro l'ho trovata noiosa!



Ecco la parola!



...



E c'ho messo un post per dirlo.



Sintesi Lete, sintesi!














C'è una sola cosa terribile al mondo, un solo peccato imperdonabile: la noia.



(O. Wilde)



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categoria: libri


giovedì, 22 ottobre 2009

Perle ai porci

Perle ai porci



di G. Perboni







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Ci siamo passati tutti.



Banchi vecchi.



Bidelli alieni.



Professori carogne.



E' la scuola.



Un locus-poco-amoenus dove passiamo molto, molto (ammazza! Solo adesso ho realizzato quanto! Cinque più tre più cinque... e senza università!) tempo.



Per quanto però le scuole e i loro abitanti possano essere diversi, alla fine le situazioni che si vivono sono sempre le stesse.



Spesso allucinanti, altre divertenti, altre ancora tragiche.



Lo avrete certamente notato: in ogni classe di ogni continente di ogni mondo di ogni universo parallelo ci sono dei personaggi tipici.



Esempi?



Ma quanti ne volete!



Adesso mettiamoci nei panni (non firmati) dello studentello medio, quello bravino ma non troppo, carino ma non troppo ed entriamo in una qualunque aula scolastica.



Fra i tanti compagni di gioie e dolori riconosceremo subito la “ragazza di facili costumi”, individuabile senza troppi problemi. Lei è l’unica creatura del regno animale infatti che, anche a dicembre inoltrato (con la neve. Chi inizia a cantare I’m dreaming of a white Christmas verrà automaticamente bannato da splinder senza preavviso) indossa calze, minigonna di jeans, top e bolero.



Voi, vi vedete?



Esatto, siete quelli intirizziti dal freddo, semi-ibernati sugli scalini d’ingresso della porta perché, ovviamente, la vostra è proprio la corriera che arriva mezz’ora prima dell’inizio lezione.



Ovviamente Sascia (o Claryssa o MariaSusy o qualsiasi altro nome troppo fashon e simil barbie) vi ignora candidamente, andando a salutare con un cinguettante “Ma ciao topolina!” (muoio…) la ragazza di fianco a voi, cioè la sua best (nel senso di bestiale) friend.



Voi reprimente un conato di vomito nel cappello (ovviamente un colbacco peloso made in India), vi sistemate gli occhiali e sorridete sconcertati, memori della frase materna “non litigare con i compagni”. E’ dalla prima elementare che ve lo ripete, ma voi non la ascoltate mai. Il perché decidete di ascoltarla solo in questo giorno è semplice: siete così infreddoliti che, se fate cozzare fra loro i denti delle due arcate, si sbriciolano come i grissini (non quelli del Tonno Riomare, ovvio).



Il dialogo continua fra risatine isteriche, sguardi languidi a quelli della classe parallela (perché, OVVIAMENTE, quelli fighi sono finiti nella classe parallela) e maracas, ovvero le vostre ossa che tremano e si scontrano fra loro per riscaldarsi.



-Ma è vero che hai lasciato Andy?-



Voi, facce da triglia, cercate di capire quale povero essere può avere avuto la sfortuna di essere chiamato con un nome del genere in Italia e iniziate voli pindarici con la fantasia. Forse è mezzo americano. Forse è figlio di una relazione clandestina. Forse è uno straniero. Forse… forse è solo quel capolavoro naturale che l’Onu vuol far diventare patrimonio europeo, il ragazzo dell’altra scuola. Di nome Andrea. E perché sia chiamato Andy è un mistero per tutti.



-Sì guarda, ma lasciamo perdere…-



Bene.



Gioite attraverso le labbra screpolate (perché, ovviamente, il burrocacao funziona con tutti ma non con voi. La Labello vi vuole come testimonial per il prossimo anno. Siete riusciti a sfuggire all’ennesima “gossipata” mattutina. Gioia! Tripudio!



-Non doveva fare quello, e poi si lamenta se gli rispondo questo. Ma Miky (Mouse?) non si comportava così. Ma allora io…-



Ma… non voleva lasciar perdere?



Ok, la coerenza è una cosa sconosciuta a questo mondo.



-E alla fine?-



L’interlocutrice!



Mi sono dimenticata di presentarvela!



Lei è l’ “amica”, cioè la ragazzina che non fa un benemerito cazzo tutto il giorno se non cercare di imitare aspetto, comportamento e cultura holliwoodiana di Sascia. Peccato che fra loro ci siano trenta centimetri e trenta chili.



Comunque.



-Alla fine l’ho chiamato per ribadirgli che non dovevamo sentirci più, che non doveva più chiamarmi né cercarmi.-



-Oooh… e da quando non lo sentivi?-



-Un mese.-



Bene, a questo punto potete tirare fuori il libro di storia (perché c’è SEMPRE un’interrogazione di storia in ballo) e ripetete perché la conversazione sta per vertere su (in ordine): scarpe, de Filippi, X-Factor e quello-figo-che-è-appena-passato.



Naturalmente voi: indossate le scarpe da ginnastica, nate bianche, ora grigie a causa dell’uso, dell’usura e della neve che vi sta mizzando i calzini.



Naturalmente voi avete provato a seguire la de Filippi, davvero. Vi siete sforzati anche. Però al terzo congiuntivo suicidatosi non avete potuto fare altro che cambiare canale. Ma per legittima difesa, chiaro!



Naturalmente X- Factor lo conoscete di nome, ma non siete mai riusciti a guardarlo. Ogni volta che c’è lui non ci siete voi. E’ una congiura.



Naturlamente quando voi vi siete accorte che quel-figo-che-è-passato-è-davvero-figo, lui era già all’altare a sposare un’altra.



-Beh, fa freddino oggi…-



Uccidete con lo sguardo Sascia e la sua minigonna, avvolgendovi ancora di più nel maglione (ereditato dallo prozio uomo del Similaun) caldo-caldo, nei jeans di tre taglie più grandi perché devono contenere mutandoni, copri-mutandoni, calze, canottiere e magliette varie. Sì, sembrate più un pupazzo di neve sciolto e con la sciatica che un essere umano, ma tanto oggi non dovete rimorchiare nessuno.



Finalmente suona la campanella e potete entrare a scuola. A darvi il benvenuto, oltre alle piante imbalsamate del corridoio e gli animaletti sott’olio delle vetrinette, ci sono i ringhi dei bidelli.



Quando finalmente siete riusciti a superare queste forche caudine e arrivate in classe, sapete che il peggio sta per iniziare.



L’interrogazione di storia.



Ve l’eravate dimenticata, ammettetelo.



Che poi potrebbe essere di matematica, latino o inglese.



Il risultato non cambia.



Becca voi e vi chiede PROPRIO la parte che no, non che NON avevato studiato, figuriamoci, ma PROPRIO quella che sapevate giusto un pochino meno bene delle altre.



Ovvio.



Tristi e contriti seguite l’interrogazione brillante del (o della) Secchione, categoria di studenti alieni. Perché sono perfetti.



In tutto.



E che palle!



E sì, siete (siamo!) invidiosi.



Perché una persona che riesce brillantemente in matematica, italiano, inglese, greco e ginnastica NON può essere definita normale.



Voglio l’anti-doping. ORA.



E la cosa peggiore è che il soggetto in questione è PERFETTO sempre. Non solo a scuola.



In genere si interessa di politica, di cultura, sport e moda. Contemporaneamente.



Riesce a tenere una discussione intelligente con Sascia, il prof e voi (!!!).



Cose assurde.



E poi quando prende un bel voto (sempre), secondo voi si scompone?



No, ovvio.



Voi state già ballando il Sirtaki sul banco per il sei e mezzo di inglese mentre il Secchione, timido (perchè è SEMPRE timido!) vi sorride e vi fa i suoi complimenti, mentre nasconde il suo nove/dieci dietro la schiena.



Ecco, sì, vi sentite ancora più merde di prima, divisi fra la voglia di accopparlo e di imitarlo.



Altro soggetto topico (no, non simile a un topo), è la Chiaccherona.



Da uno a dieci: QUANTO vi sta sulle palle la chiacchierona?



Lei parla sempre.



SEMPRE.



E voi cretini state lì ad ascoltarla, in estasi mistica.



Perché in realtà la sua voce è il suono del flauto che incanta i serpenti.



E poi quando la musica si ferma e il prof vi fa la fatidica domanda (“Che cosa ho detto?”) voi iniziate a parlare un perfetto dialetto africano.



Sì, balbettate a raffica.



Frasi tipo “Ah beh… ecco, cioè, quindi… ma infatti…”.



Quando l’Oscuro (il docente) avrà pietà di voi (cioè penserà di avervi umiliati abbastanza), rivolgerà la fatidica domanda alla Chiaccherona che, inserito il disco, ripeterà stile registratore quando detto dal professore.



E voi lì, muti, a domandarvi perché la gente si faccia le mene mentali sul “terzo occhio” o sull’ “occhio interiore” quando è lampante l’esistenza del terzo orecchio.



Ma la cosa peggiore della Chiaccherona è che si crede simpatica.



Simpatica quanto un’ostrica imbizzarrita nei pantaloni direi.



“Hai preso un altro quattro e mezzo in latino? E’ il terzo di fila vero? Beh, guarda il lato positivo… sei una persona costante!”.



Qui l’istinto omicida è giuridicamente concesso, comprensibile e non sanzionato.



Finalmente la ricreazione.



Il Goloso fugge con tutti i suoi risparmi (metà dei quali presi a mutuo dai pochi fessi che ancora gli concedono un prestito, pur sapendo che non rivedranno più quel denaro. Voi.) e assale l’Omino delle merende (figura assimilabile al Mostro di Lochness. Sapete che esiste, ve lo sentite, lo scorgete fra le teste dei compagni di scuola, ma non siete mai riusciti a vederlo a figura intera. Probabilmente un requisito per fare questo lavoro è essere in possesso della telecinesi.).



Voi invece, amabili creaturine, restate in classe con la vostra brioches alla marmellata di ciliegie della Bauli, che sa più di topo morto che di dolce, ma l’importante è sopravvivere.



Ci starebbe anche un caffè, certo, ma le macchinette sono prese d’assalto da una folla di plebei con cui voi non avete e non volete avere nulla da spartire.






Cazzate, restate in classe perché il Secchione vi fa copiare gli esercizi di matematica che il giorno prima, mentre guardavate “Sentieri”, non vi venivano.



A un certo punto però, immancabilmente, l’Innamorata vi prende sottobraccio e vi conduce al limitare della porta (perché l’Innamorata la soglia della porta non la chiama soglia. Troppo volgare.) a scrutare la folla.



In altri termini a guardare i ragazzi.



Fra un monsone e l’altro (leggete: sospiri d’amore della ragazza lì vicino), continuate a sbocconcellare la vostra brioches, ripetendo mentalmente il capitolo dei Promessi Sposi su cui dopo vi interrogano e annuendo di quando in quando alla vostra vicina, giusto per dare una parvenza di attenzione.



No, non siete stronzi o cattivi.



Solo che all’ennesimo sospirone su Marco, Luca, Andrea, Luigi, Filippo, professore di ginnastica, siete leggermente stufi.



E vi chiedete a che livello sia l’estrogeno della vostra compagna per riuscire a reggere tutti questi innamoramenti contemporanei.



“Scusa, sai mica che ore sono?”



Ecco.



Paradiso.



Il Figo della classe parallela vi ha parlato.



Le visioni sacre al confronto sono bazzecole.



Il tizio in questione assomiglia contemporaneamente a Brad Pitt, George Clooney, Robert Pattinson, i membri dei Tokio Hotel, gli Jonas Brothers e qualche altro attore, cantante. Qualche volta anche a uno o due calciatori.



Calma adesso.



Il momento è catartico.



“Mancano… (inghiottire esubero di saliva qui)… cinque al suono”.



Adesso mi spiegate che cazzo di risposta è.



Cinque meloni? Limoni? Maglie?



Suono… voi siete suonati! Cos'è il suono? Il gong? La chitarra elettrica scordata?



Appena il tipo se ne va stralunato voi vi rendete conto che:



1)    la vostra frase non aveva senso né compiuto né incompiuto;



2)    avete parlato con un tono piatto e incolore invece che con quello “sexy” autenticato (poi mi spiegherete come si fa a dire che ore sono in modo sensuale);



3)    indossate la maglia del prozio Similaun, TANTO non dovevate rimorchiare oggi, ricordate?



4)    non vi siete truccate per lo stesso motivo, cosicchè avete le borse sotto gli occhi firmate Guess;



5)    quando vi si è avvicinato avete morso per l’agitazione la brioches così forte da far schizzare la marmellata sul vostro colletto e avete inghiottito il pezzo di dolce intero;



6)    la marmellata di ciliegie è schizzata anche sul vostro volto e voi ve ne siete accorte solo adesso, specchiandovi nella vetrinetta che contiene invertebrati sotto sale;



7)    razionalizzate che un’occasione del genere non vi capiterà mai più e che avevate il sex appeal di una marmotta morta che nidifica nel vostro pancreas;



8)    vedete il figo dialogare amabilmente con quella gatta morta di Sascia e vi chiedete perché mai LEI riesca a essere sessualmente appetibile anche per quel paguro imbalsamato nell’aula di scienze mentre voi risultate arrapanti solo per il distributore di salviette in bagno;



9)    la ricreazione è finita e voi avete bruciato il vostro sogno d’amore e non avete ancora copiato i compiti di matematica, ergo nota in arrivo;



10)     l’Innamorata vi sta fissando con aria sognante e, felice per voi, sentenzia dolcemente: ”Ehi, hai fatto colpo!”






Siete autorizzati a prendere a gengivate la parete.






Rientrati inclasse vi scontrate automaticamente con la Donna in carriera. Lei sa già cosa farà, cosa sarà, che lavoro farà, chi sposerà, quanti figli avrà, di che sesso saranno, come si chiameranno, quando divorzierà e quando diventerà Presidente della Repubblica.



Immancabilmente la ragazza in questione sta dialogando ben poco amabilmente con il Politico, riconoscibile per l’immancabile maglietta rossa con la sagoma di Che, la sciarpa attorno al collo anche in estate, il braccialetto con i colori della pace, i jeans strappati e le scarpe di Prada. Perchè quando c'è la coerenza c'è tutto.



Discutono, ovvimente, di politica, missioni di pace e fame nel mondo.



Quando poi il Politico vede il Goloso entrare in classe con la lattina della Coca-Cola apriti cielo.



Il Goloso ha appena ucciso tre scoiattoli norreni.



Ha prodotto una quantità di rifiuti che i suoi pronipoti dovranno smaltire al costo di uno stipendio e mezzo.



Ha fatto aumentato il potere dei capitalisti bolscevichi rintanatisi in Uganda.



E il Goloso?



In genere gli rutta in faccia e se ne va.



Voi, ormai avvezzi a tutto questo, fate vostra la massima “non ti curar di loro ma guarda e passa”.



Quando state finalmente copiando gli agoniati compiti di matematica (tanto lo hanno detto anche ieri al tg1 che la prof di mate sarà in ritardo), lo Sportivo vi assale.



Non fraintendete.



Lo Sportivo non è quello che fa sport (quello è il Figo della classe parallela e il Secchione), per nulla.



Con ogni probabilità lo sportivo adesso vi sta parlando vestito da rapper e mangiando Fonzies (alle dieci di mattina, sì. No comment.).



Lo Sportivo è quello che SEGUE tutti gli sport, ma NON ne PRATICA nessuno.



“Hai mica visto la partita di ieri?”



Voi nelle migliori delle ipotesi scuotete la testa assenti mentre cercate di decifrare i geroglifici del Secchione. Tanto poi lo sa, lo SA che non sapete neanche com’è fatto un pallone da calcio, perché vi fa domande del genere?



Nella peggiore delle ipotesi vi chiudete in un mutismo deprimente perché sì, la vostra è proprio la squadra che ha perso. E vostro fratello maggiore ha vinto la scommessa e quella sera andrà a bersi la vostra paghetta settimanale al bar. E voi non potrete andare al cinema a vedere quel nuovo film che aspettavate da tre anni.



In entrambi i casi, COMUNQUE lo Sportivo vi farà la relazione della partita minuto per minuto. Spesso confrontandola con i mondiali dell’ottantasei o con la partita di hockey del settantaquattro.



Mondo crudele dite?



E la lezione di matematica non è ancora iniziata.



Quando però il bidello, per una volta in veste di Arcangelo, viene a informarvi che la professoressa è assente, vi sembrerà la giornata più luminosa dell’anno, anche se fuori nevica.



Quando poi saprete che PROPRIO il prof di latino è libero e sta venendo a farvi supplenza sprofondate in un nero baratro di delusione.



Celebrato il funerale della lingua morta, salutate con entusiasmo non vostro i compagni e schizzate a prendere l’autobus, immancabilmente strapieno e puzzolente, per indirizzarvi festanti nella vostra tana.



Rimestate per la borsa SICURI di averle prese le chiavi. Sì, certo che ci sono, solo che adesso non le trovate.



Però ci sono, eh.



Ok, prende il mazzo di scorta nascosto sotto lo zerbino (oooh…) e aprite.



Silenzio.



Pace.



La pila di vestiti da stirare, le tazze della colazione nel lavello, le istruzioni del decoder abbandonate sul divano (vostro padre il giorno prima: “Ma perché le hanno scritte in tedesco? Tu, lo studi. Fai fruttare i soldi che ho investito nella tua istruzione”. La vostra conoscenza del tedesco si ferma notoriamente a Katze.).



Oh, un post-it.



La mamma!



Ciao amore!



Tutto bene oggi a scuola?



Ti ho lasciato il pranzo nel forno, risaldatelo e buon appetito!



 



Mamma



 



P.S.



Ho preso le tue chiavi di casa!



 



Adesso è veramente la fine.



Non per l’ironia della frase “tutto bene a scuola?”.



Non per il furto delle vostre chiavi.



Non perché sapete che il pranzo è nel frigo e vostra madre confonde SEMPRE, per una qualche maledizione atavica, le parole forno e frigorifero.



Ma perché sapete che il vostro luculliano pasto consisterà negli avanti della domenica. Quando mamma ha deciso di “provare a cucinare”, nonostante la sua rinomata incapacità.



E non avete neanche un cane a cui rifilare quella sbobba.



Sigh.



 



 



Beh, tutto questo per dire cosa?



Ma per farvi entrare nell’ambiente miei cari!



Per farvi assaporare l’aria che si respira in quei loci!



Per farvi conoscere i "porci" di cui il libro parla!



Perché, se queste sono le vicissitudini che incontra lo scolaretto medio, quelle narrate nel libro sono le avventure del supplente medio.



Quello che si crede furbo e scaltro, ma che può essere sbugiardato in un attimo da ogni alunno.



Il libro presenta scene realistiche, simpatiche e umoristiche ma a volte, almeno a me, ha dato l’impressione di reiterare la stessa situazione.



Un po’ ripetitivo insomma.



Nel suo complesso carino, non scritto troppo bene ma ho letto anche di peggio.



Non fatevi ingannare poi dallo spessore. E’ tristemente corto. A fine libro vi direte “Ma… tutto qui?”.



Ebbene sì.



Deludente in alcuni punti, abbastanza simpatico in altri. Bella la caratterizzazione del protagonista e dei ragazzi o dei colleghi ma, ripeto, banali e sforzate le scene.



Insomma prof Perboni, poteva fare di meglio.



E glielo dice un' (ex) alunna mediamente sfigata, quindi non deve tener conto di questa recensione.



Ah, la scuola.



Post strano questo, me ne rendo conto.



Lunghissima introduzione, brevissimo commento al libro.



Sarà perché Avalon mi ha riavvicinata alla scuola oggi.



Ed è a lei oggi che dedico questo piccolo post.



In bocca al lupo, prof!



Comunque, tornando al tema cardine del post (indovinate? La scuola! Ah, che bravi…) credo che la scuola, vissuta come palestra di vita sia utile.



Sia per imparare che per insegnare.



Da entrambe le parti.






 



Durante i miei nove anni di scuole superiori non sono mai riuscito a insegnare niente ai miei professori.



(B. Brecht)



 
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categoria: libri


sabato, 03 ottobre 2009

Il mio vicino Totoro

Il mio vicino Totoro



totoro







Miyazaki non delude mai.

O, almeno, poche vole.

Oh, insomma!

Non questa volta, contenti?

Umpf, pignoli.

Un film d'animazione davvero dolce.

Tranquillo, certo.

Riflessivo.

Da vedere a mente serena e con l'obiettivo di passare poco meno di un'ora e mezza in tranquillità.

Caso raro, mi sono piaciute le protagoniste.

L'ansia e la maturità di Satsuki, contrapposta alla gioia e all'innocenza di Mei.

E' una delle poche volte in cui non mi è venuta l'orticaria nel vedere bambini.

Fantastico anche il papà, forse troppo stereotipato come personaggio, ma ugualmente apprezzabile.

La nonnina anche, pur se sa molto di già visto, mentre Totoro è unico e originale.

Non per niente ha avuto tutto quel successo in Giappone!

Però, nessuno di questi è il mio personaggio preferito.

Cioè, oggettivamente: quanto, QUANTO sono carini quei cosini di fuliggine?

Li avevo già visti nella "Citta incantata" e me ne ero già innamorata lì, ma ritrovarli adesso... ne voglio uno.

Ne esigo uno.

Avalon, sai cosa regalarmi per Natale.

Invece l'autobus-gatto può essere carino, buono e simpatico quanto volete, ma non potete dirmi che è bello.

Anzi, fa davvero IMPRESSIONE.

E i topi come luci di posizione?

Originale quanto volete ma... brrr!

Beh, tirando le somme (sono stanca oggi, non riesco a essere velenosa quanto il solito, perdonatemi) mi è piaciuto.

Una fiaba fantastica, bella da vedere.

Uno di quei film dove ti ritrovi a sorridere senza capire il perchè.

Forse per gli sbadigli di Totoro?

Forse per le capriole di Mei?

Forse per l'attenzione di Satsuki?

Forse per la compostezza dell'intera famiglia all'ospedale? (Una delle scene più belle a mio avviso. Nessun bacio o abbraccio come siamo abituati noi. Solo parole da cui però si evince lo stesso dolcezza e affetto. "Mamma dorme nel futon con Mei!" Come non sorridere teneramente? Come non immedesimarsi nei dialoghi quotidiani, nei classici battibecchi fra fratelli, nell'ansia e nella paura di perdere qualcuno di caro?) 

Una storia reale e fantastica.

Lo scontro fra qualcosa di terreno come la malattia e di fantastico come Totoro, kami shintoista.

E l'attenzione per i dettagli e le piccole cose?

Cos'è che fa sorridere veramente Totoro, cos'è che lo diverte?

Il rumore delle gocce di pioggia più grosse sull'ombrello.

Una cosa stupida.

Anch'io come molti di voi presumo (e spero), qualche volta, sentendo le prime gocce di pioggia, apro l'ombrello maledicendo tutto e tutti mentre la pioggia che batte contro la tela non fa altro che farmi imbestialire ancora di più e incupirmi l'umore.

Però, pensandoci adesso (che sono a casa, al riparo, mentre fuori c'è il sole), posso ben dire che sia un suono affascinante.

Anzi, meglio ancora, un suono che ben si addice a una creatura tranquilla e paciocona come Totoro.

Non a una distruttiva e sadica come me, ma su questo sorvoliamo.

Beh, consigliato.

Per sorridere.

Per la tenerezza delle scene.

Per fantasticare.




La fantasia è più importante della conoscenza.

(A. Einstain)

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categoria: film


mercoledì, 30 settembre 2009

Forza





Forza







Forza



Sarà che sono stanca in questi giorni.

Sarà il riprendere la routine quotidiana.

Sarà Plutone nel mio segno.

Sarà quel che sarà, però ho bisogno di forza.

No, non mi sono tagliata i capelli alla Sansone, purtroppo.

Adesso ho una specie di marmotta morta in testa.

Molto fashion.

Faccio tenenza, non lo sapevate?

Neanch'io.

La mia stanchezza si evince dalla quantità di caffè bevuti, dal calo drastico della parlantina (ventitre ore invece che ventiquattro) e... basta.

Sono una persona semplice con un semplice circuito mentale.

Se ti mando 'fanculo è perchè sono stressata, non perchè ce l'ho proprio con te.

Scusa protetta da copyright.

Comunque, altra cosa che faccio quando sono stanca e devo ricaricarmi, è guardarmi attorno.

Oggi si è laureato un gregge di gente.

Sul serio.

Petardi puzzolenti, canzoni volgari e vestiti irreali.

Ma... sono laureato, LAUREATO,  e vado a ridurmi così?

Ma neanche a Carnevale, per cortesia!

Capisco la baldoria, capisco i brindisi e le battutine degli amici.

Si festeggia, logico.

Ma essere caricati su un carrello del Poli in tanga e scarrozzati in giro per la città mi sembra esagerato.

E di cattivo gusto.

Pessimo gusto.

E QUELLI SONO LAUREATI?

Fortuna che sono "piccolina".

Anche se, sinceramente, un po' di invidia l'ho provata.

Adesso li aspetta tutta un'altra vita, il mondo del lavoro (povero!) li aspetta.

Però, come al solito, credo sia necessario affrontare ogni cosa a suo tempo, senza bruciare le tappe.

E, alcuni di loro, mi sembrano troppo immaturi per lavorare.

Vabbè, sarò io acida.

Comunque, riguardo alla maturità della gente e al bruciare le tappe, ho sentito cose AGGHIACCIANTI in questi giorni.

"Mi sposo".

...

Prego?

Hai ventun anni tu, venti lei e convolate a nozze?

"Ci amiamo".

Ah beh, allora tutto bene...

Ma non dovrebbe essere il minimo!?

E' come dire "Ho comprato una macchina. Ho la patente".

Ma ciccino mio bello, non credo sia il caso di avere una Ferrari da corsa come prima macchina. Pensa prima  a distruggere la Punto di quinta mano, poi ne riparliamo.

Beh, affari loro.

Vivi e lascia vivere.

Fra l'altro, lavorano entrambi, sono in dolce attesa e tutto.

Che dire?

Auguri?

Vi penserò al prossimo aperitivo, alla prossima feste universitaria, anche solo la prossima volta che mi sdraio una domenica pomeriggio sul letto a leggere mentre voi, sfiancati e con le occhiaie, darete da mangiare al pupo.

E poi, sarà un caso isolato, no?

"Vado a convivere con il mio ragazzo!"

"In... in che senso?"

Io, ingenua creatura.

Ma... cosa?

A vent'anni hai il coraggio di sobbarcarti un impegno del genere?

Casa, lavastoviglie, lavatrice, tasse, bollette, imposte, riunioni condominiali...

Fra l'altro, nessuno dei due della coppietta felice lavora.

Anzi, studiano tutti e due.

Adesso.

Le tasse universitarie non costano proprio poco e, com'è giusto, devono essere pagate dai genitori nella speranza che sia un investimento per il futuro del figlio.

Va bene.

Ma... i loro genitori sono anche disposti a sobbarcarsi la spesa di un altro affitto?

"Beh, ormai stiamo assieme da quattro mesi".

"Ah... SOLO?"

"Sì! E' stato un colpo di fulmine!"

"Oh che sfiga, mi dispiace."

Spero che la smettano tutti di preoccuparsi del vaccino per l'influenza suina e che ne inventino uno contro "l'ammmmoooooreh" fulminante.

Perchè non dico "vai in clausura e restaci", affatto.

Vuoi un ragazzo? Bene!

Vuoi avere una vita sessuale attiva? Bene!

Vuoi perdere gli anni della giovinezza? Cazzi tuoi.

Hai vent'anni.

VENT'ANNI.

Perchè vuoi fare cose dei trenta e perdere quelle dei venti?

Probabilmente non starai assieme con quel ragazzo per tutta la vita.

E' giusto così.

Si vive, si fanno esperienze.

Ma... perchè rovinarsi così la vita, con un impegno del genere?

Sembra una cazzata al giorno d'oggi andare a vivere assieme.

Solo io penso che sia una cosa su cui riflettere seriamente?

Sì, perchè io sono acida, frigida e algida.

Ieri poco prima della lezione.

"Oh (sospiro), guarda che carini!"

Mi giro.

In mezzo all'aula, davanti a duecento persone, una coppia felice si esplora le reciproche tonsille.

"Se vogliono pomiciare possono farlo anche fuori".

Sguardo di fuoco dalla felice fidanzatina in questione e rimprovero delle vicine.

"Sei senza cuore."

"Sono generosa, l'ho dato in donazione con l'atto pubbliico e i testimoni, è tutto regolare".

Non sono romantica, non lo sono mai stata nè mai lo sarò presumo.

Comunque non credo che il farsi davanti a tutti i compagni di corso sia una dimostrazione di eterno amore.

Una volta i ragazzi uccidevano i draghi per noi.

Adesso al massimo scrivono su muri (di solito preferibilmente di edifici storici con un alto valore artistico) dichiarazioni sgrammaticate.

Per me è esibizionismo.

Puro e semplice.

"Sai che A. si è messa con B.?"

No, veramente no.

Ma queste cose di solito non le noto.

Beh, stanno assieme da quanto? Cinque mesi?

MAI visti baciarsi.

Però ho visto lei (bassa e migherlina ma tanto dolce) che stringeva teneramente il braccio di lui (armadio quattro stagioni) mentre cambiavamo l'aula e, guardandosi degli occhi, si sorridevano, mentre lui stringeva a sua volta ma mano di lei.

Solo questo.

Dolci ma non smielati, innamorati ma non esibizionisti.

Davvero ragazzi, i miei auguri.

Non penso che starete assieme fino alla fine dell'anno, ma mi avete colpita.

Perchè mi siete sembrati più maturi di tutte le copie prima citate.

Più consci di se stessi, dei propri limiti e... di tutto.

Bene, ho recuperato abbastanza energie per poter tornare in pista.

Non credo mi facciano bene queste riflessioni, non sono il tipo.

Però...

Ostacoli nella vita ce ne sono, tanti.

E, come dice Peale, bisogna affrontarli e impegnarsi per abbatterli o per superarli se siete pacifisti.

Però non sarebbe il caso di affrontare un ostacolo alla volta?

Non sarebbe il caso di rapportarsi ad ostacoli alla nostra portata, ostacoli che riguardano la nostra età?




Affronta gli ostacoli e fa di tutto per superarli.

Scoprirai che non hanno neanche la metà della forza che pensavi avessero.

(N.V. Peale)
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categoria: desktop


venerdì, 25 settembre 2009

Esbat

Esbat







di Lara Manni















esbat-x-sito















Poltroncina blu nel sottoscala perché sono del secondo anno e, ora, ho il potere.







Scarpe con i tacchi che fanno un male assurdo perché nuove.







Vestiti mezzi fradici perché fuori piove, anzi, diluvia.







Corridoio vuoto e in penombra perché a quell’ora in facoltà non c’è nessuno e io, dopo un anno di assidua frequenza, ancora non ho imparato dove stia l’interruttore.







Esbat in mano.







Sono pronta.







Certo, come romanzo di inizio anno universitario non è il massimo.







Decisamente poco benaugurante.







Quando mia sorella lo ha portato a casa mi ci sono fiondata, magicamente attratta dalla copertina (la AMO!).







“Cos’è? Cos’è? Cos’è?”







“Un horror”.







“…oh”.







Alla fine, come al solito, ha vinto la curiosità.







Ma, oltre che per la bellezza della copertina e per la pubblicità da far invidia a un piazzista di mobili di terza mano fatta da mia sorella, l’ho letto per il titolo.







Esbat.







Provate a dirlo.







E’ una ginnastica facciale formidabile.







“E”. La bocca si allarga fino a toccare le orecchie.







“S”. Il mento si alza e la lingua schizza in fuori.







“B”. Le labbra si danno alla fuga e le guance si gonfiano stile rana.







“A”. Bocca si spalanca in un perfetto cerchio stile angelo della Thun.







“T”. La lingua rifugge in dentro e si fa quasi una pernacchia, orgogliosi di aver terminato la parola.







Ok, adesso sapete che non sono dislessica e che potrei vincere le gare di spelling americano, ma non sapete ancora niente del libro.







Ehm.







Rimediamo.







Sensei.







Ok, ufficialmente la prendo sotto la mia responsabilità. Chimatela adozione, curatela, tutela, rapimento, infanticidio, tutto quello che volete, ma LEI è MIA.







L’antieroina perfetta.







Un personaggio finalmente vero dopo tanti protagonisti spazzatura che ho letto in questi ultimi anni.







Harry Potter, il ragazzino con la profezia, dal passato sfigato, coraggioso temerario, e blablabla.







Bella Swan, la giovine un po’ imbranata ma tanto tenera, l’unica persona a cui Eddy-caro non può leggere nel cervello (e io ho anche una mia teoria al riguardo ma la tengo per me visto poi che il post su “Tuailait” l’ho già fatto).







Zoey Redbird, la bellissima giovane che diventa vampiro, che ha il simbolo diverso, la ragazza cui la Tim ha fatto una vantaggiosissima offerta per parlare con le divinità senza scatto alla risposta.







I protagonisti originali di “Per l’amor di un Dio” che ho trovato così macchiette da non ricordare più neppure i loro nomi.







La Sensei, una donna di mezz’età, sciupata dalla vita, certo, con un fenomenale potere cosmico che però non è solo suo e che, soprattutto, le porterà un sacco di guai. Schiava del desiderio (finalmente qualcuno fatto di sangue e carne insomma!) e che verifica sulla sua pelle il potere devastante dell’amore.







Ok, l’ultima frase non credo sia mia ma non mi ricordo di chi sia, quindi accontentatevi della mielosità del pensiero ed estraete il concetto.







La Sensei è una vera protagonista.







Psicologicamente perfetta, a tutto tondo e coerente con se stessa, una di quelle persone che sembra di poter incontrare per strada.







Con questo non voglio dire che voglio essere come lei. Diventare assassina. Cioè, dover lavare il pavimento sporco di sangue… sarebbe un lavoro lungo, ecco, e io sono pigra. Della serie: bambini, “don’t try it at home”.







E comunque è chiaramente e, quasi, QUASI, comprensibile il perché la Sensei si comporti così.







Perché lei è un tosta, una che, a fine libro, senti davvero di conoscere.







MA ALLORA PERCHE’ ROVINARMELA COSI’, PERCHE’?







Si può andare Ooc (out of character) con un personaggio originale? Si può? Sì.







Ti ho fottuto, Principe. […] Arrossì.







Cioè… no.







Decisamente no.







NO!







Come può arrossire un personaggio così perfetto?







Come può avere una reazione da adolescente in crisi premestruale una donna di cinquant’anni SOLO perché pensa al significato letterario della parola “fottere”?







No, no, no.







Poteva avere un sorrisino sghembo, poteva distogliere irritata lo sguardo, poteva al massimo sospirare malinconica, sconsolata o nostalgica, ma NON, NON arrossire.







Quella è una reazione da emo psicopatico, da Ivy.







Oh già, la marmocchia.







ivy (sì, minuscolo perché la “I” non la merita) è un chiaro esempio di stereotipi.







Un riassunto di stupidità, imbecillità e antipatia unica.







Perché emo non fa “fiquo”, fa demente.







La odio.







Ed è stata una sensazione a pelle.







Forse perché immaginavo che avrebbe messo i bastoni fra le ruote alla mia Sensei.







Fatto sta che è solo una ragazzina troppo fortunata (incontra Suki!)







A proposito.







Per amore della Sensei, nonostante l’odio immediato per ivy, sono andata avanti nella lettura.







“Tanto adesso la Divina-Sensei ammazza stupida-ivy”. (Lete immagina scene macabre oltre il limite dell’impossibile)







No.







“Adesso Yobai viene nel mondo umano”. (Lete serra le finestre. Dopo un attimo le riapre e inizia a installare insegne luminose)







No.







“A… adesso… beh, Suki si innamorerà della Sensei perché, in fondo, è un libro”.(Lete storce la bocca temendo l’happy ending).







No.







‘sti cazzi! (scusate il francesismo che, proprio francese non è, ma dire francesismo è una figata unica!)







E il mio povero, martoriato orizzonte di lettura?







Ucciso anche lui, ennesima vittima dell’Esbat.














EVVIVA!







Finalmente, FINALMENTE, un libro dove non si capisce dove l’autore (pardon, autrice) voglia andare a parare.







Finalmente sorprese!







Bello bello bello (senza virgole perché ho deciso così e ringraziate che non lo scrivo tutto attaccato).







Come bello bello bello è Suki.







Allora, chiariamo. Suki è il protagonista dal nome impronunciabile, l’unica cosa che mi ricordo è che dentro c’è la parola Suki e la ricordo grazie alla pellicola Cuki che abbiamo in cucina.







Probabilmente il bel demone mi staccherà la testa a morsi la prossima volta che viene qui. Spero solo di essere riuscita a finire il post per allora.







Un bel cattivo. Cioè, buono.







Ecco!







Non l’ho ancora capito.







Un bel coerente.







Si può dire?







Beh, il blog è mio e decido io (democrazia dilagante, neh?).







Coerente con se stesso, sempre e comunque.







Poi, che altro?







Mancano quattro virgole.







Ok, non è una cosa importante ma la dico.







Ah, dimenticavo la vocina della Sensei!







Che puccia, ne voglio una uguale!







Una che, magari, traduca.







Eh sì, perché anche il semplice termine Sensei a meno che uno non sia appassionato di manga o Giappone, rimane oscuro.







Era così problematico inserire una nota o un dizionarietto per i termini stranieri?







Avrebbe ampliato di gran lunga il pubblico che poteva fruire del libro.







Ho usato la parola fruire.







Ah! Ah! Ah!







Scusate, mi ricompongo.







Comunque sì, delle note chiarificatorie ci starebbero tanto, ma tanto bene.







E poi.







Io amo le citazioni alla follia.







Però… però mi sembra strano che una giapponese, per quanto di cultura possa essere, conosca Aristotele.







Adesso, so per esperienza che la maggior parte dei Finlandesi non conosce Dante. Questo non vuol dire che tutti i Finlandesi non conoscano Dante, stesso discorso per i giapponesi e Aristotele.







Però… personalmente mi suona strano.







Perché la Sensei lo conosce?







A un certo punto ho trovato anche, spero fosse un miraggio, una canzone italiana.







Cioè… stona. Non per il cantante che ha preso una stecca, sia chiaro, ma per il contesto.







Non si poteva inserire invece un haiku, un proverbio, anche una barzelletta su Confucio andava bene, ma qualcosa di filosofico-orientale?







Sono SICURA che qualche nipponico ha scritto lo stesso pensiero del greco o del cantante in qualche loro modo criptico-metaforico che, sinceramente, stava meglio e faceva più atmosfera.







E comunque, la Sensei non arrossisce, ecco.







Che fosse una vampata della menopausa? Perfavore!







Sì, quella cosa mi ha sconvolta parecchio… ed è una parola!







Mi fisso davvero sulle cazzate… ma anche no.







Alla fine, tutto ruota attorno al desiderio.







Desidero la Sensei (mia!), voglio farci una chiacchierata come si deve.







Desidero rivivere il capitolo quattro con Suki.







Desidero le note in fondo alla pagina.







Desidero vincere alla lotteria (non sia mai che la dea bendata si sbenda e cucca qui decidendo di avverare tutto e che io non abbia inserito i soldi!).







Desidero che ivy se la passi molto, ma molto male.







Desidero giocare a scacchi con Yobai (credo mi divertirei. E che lui, alla fine, mi ucciderebbe).







Desidero non essere uccisa da Yobai a fine partita di scacchi.







Desidero che la Sensei non muoia perché non ho in mente nessun libro in cui un assassino vive.







Desidero altri libri così.






















Ci sono due tragedie nella vita: non riuscire a soddisfare un desiderio e soddisfarlo.







(O. Wilde)
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categoria: libri


giovedì, 10 settembre 2009

Corto Maltese- Una ballata del mare salato

Corto Maltese


Una ballata del mare salato


corto1


Io e Corto ci siamo conosciuti in un modo davvero strano.


Galeotta fu la storia.


Ai tempi delle medie (troppi anni fa. O troppo pochi, a seconda di come giudicate voi gli adolescenti d'oggi.).


Dovete sapere (o forse sapete già, ma io lo dico lo stesso) che i libri delle scuole medie si dividono in due grandi categorie: quelli troppo facili e quelli troppo difficili.


L'adolescente brufoloso e in crisi ormonale medio (merito una nota di merito per cotale perifrasi di studente, suvvia!), infatti, si trova a dover studiare su libri più simili a "Topolino" che a testi scolastici o su incomprensibili tomi da liceali.


Perchè, si sa, la crescita dagli undici ai diciotto (credo...) anni è varia e differente per ciuascuno.


Quindi, per il buon principio di eguaglianza, è giusto che nessuno di loro ci capisca niente.


Dopo questa interessantissima digressione che, sono certa, avete apprezzato (vi ho visto prendere appunti, che credete?) torniamo al discorso iniziale.


Anni fa io, piccola (beh, non è che mi sono alzata molto ma tant'è...) e innocente (quasi insomma... oh! Pignoli!) studentella spensierata, un assolato pomeriggio d'inverno, decisi di studiare storia.


Me lo ricordo ancora quel libro.


Era quadrato. Non scherzo (Ok, geometricamente parlando era un parallelepipedo, ovvio. Il volume lo aveva, ma l'altezza e la lunghezza della copertina e delle pagine erano identiche. Ma quanto siete pignoli stamattina?).


E già qui aveva destato il mio vivido interesse di ragazza in potenza e nullità in atto (quanto mi diverto a sfottermi da sola!).


Inizio a studiare i vari paragrafi finchè, ad un certo punto, non mi viene in mente di leggere la famosissima "scheda di approfondimento".


Quanto-ho-odiato-le-schede-di-approfondimento.


Cioè, ne ho abbastanza di quello che c'è scritto qui nel testo, grazie. Non voglio approfondire (il libro di economia politica mi ha fatto ricredere su questo punto però, lo ammetto. Le sue schede sono...UAO. Meglio del testo quasi. Curiose, ironiche e davvero ben spiegate.).


In attesa che Madre Natura decidesse che il mio periodo da brutto anatroccolo finisse e iniziasse quello da cigno (probabilmente negli ultimi anni è stata molto impegnata al riguardo) decido di leggiucchiarla.


Parlava di una guerra, non chiedetemi quale (potrei cinicamente rispondere che tanto sono sempre uguali: i potenti litigano per soldi, i soldati sono mandati a morire e alla fine ci si ritrova sempre in una situazione peggiore della precedente.).


A un certo punto, però, compariva un nome: Hugo Pratt. Questo sconosciuto (per me allora lo era ancora) aveva parlato di questa guerra in un fumetto.


Urge approfondire l'argomento, no?


Fra le peculiarità che gli uomini hanno in quella fase che potremmo definire di "mutazione" (stile Hulk) spicca la curiosità esagerata per le cose futili. Voi dite di no? Beh, allora sarà una caratteristica mia da sempre.


Ed ecco che il bel marinaio mi si presenta, ironico e menefreghista davanti.


Beh, come non innamorarsene?


"E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino" (altra "dotta" citazione, vediamo chi ci azzecca!) lo adoro.


E direi che iniziare questa sezione del blog su di lui sia d'obbligo, non trovate?


Visto inoltre che sono una persona seria (ah!ah!) e ordinata (ih!ih!) ho deciso di parlare del primo fumetto che lo ritrae.


"Una ballata del mare salato". Provate a dirlo tre volte di fila. Suona bene, no?


Ma... che vuol dire?


Dopo un po' (tanto nel mio caso, ma si sa che sono sui generis) lo si capisce.


E' un racconto che spazia fra molti personaggi, tutti ben caratterizzati. Un "ballo" quasi, ambientato appunto su un'isola (per definizione circondata dal mare, ovvio).


Uno dei primi individui che si incontra è Rasputin. Beh, amo anche lui. Sì, sono poligama (si dice per le donne? Devo appronfondire.), che c'è di male?


Rasputin è unico. E non lo adoro solo perchè Alan Rickman ha fatto unn film sul personaggio storico con lo stesso nome. Certo è comunque un punto a suo favore, non lo nego, ma non è il solo motivo.


Il vecchio "Raspa" è indispensabile per far esaltare ancora di più le doti di Corto, personaggio veramente a tutto tondo. Mai piatto, banale o scontato.


Sempre "in divenire".


Un distinto marinaio con l'orecchino da anarchico, pronto a salvare gli amici ma disinteressato nel parlare.


Anche gli altri personaggi, i secondari, di questo racconto sono encomiabili.


Pandora è una ragazza finalmente con gli attributi (beh dai! Potevo essere più volgare, mi sono trattenuta!), una donna che vive una storia d'amore con Corto.


O meglio, che non-vive quest storia.


Ed è per questo che mi piace.


Si sposa con un altro, non ci sono dichirazioni melense (lei gli spara pure, povero "Corticino" mio!) e rivedrà l'amato solo molti anni dopo, entrambi molto avanti con l'età. E finiranno assieme la vita.


Un lieto fine un po' amaro dite?


Beh sì. Vero.


Però se non fosse così non sarebbe Corto.


Chi lo vede felicemente ammogliato e con prole non ha capito la sua vera natura (o, almeno, non concorda con la mia idea.).


Il Monaco mi è simpatico. Un pazzo simpatico.


Mentre Slutter è il vero eroe.


Quello romantico, con principi, che vive un "amore romantico" (altra citazione musicale, sono in vena oggi), che muore ingiustamente.


Un personaggio di quelli da ammirare.


Cosa mi è rimasto impresso di questo primo volume delle avventure del bel marinaio?


L'amicizia-inimicizia con Rasputin, sicuramente.


Una volta vogliono uccidersi, l'altra salvarsi.


Davvero entusismante la psicologia del loro rapporto.


E l'originalità del personaggio di Corto.


"Quando ero bambino mi accorsi che non avevo la linea della fortuna sulla mano, e allora presi il rasoio di mio padre e zac... me ne feci una come volevo".


La fortuna non vuole Corto? Beh, lui non ne ha bisogno. Lui se la crea. (Mi ricorda molto Chuck Norris questa affermazione, a voi no?)


Mi sembra inutile sprecare parole sul significato allegorico di questa frase.


Come risponergli? Un mio vecchio amico qui "presente" consiglierebbe "Homo faber fortunae suae". Grazie Sallustio, sei stata la guest star dell'aggiornamento, adesso puoi tornare alle tue noiose congiure, prego.


Consigliato? Sì, ma non una volta.


Minimo due.


La prima volta, lo ammetto, è traumatico. Espressioni tipo "ma che è 'sta roba?" si affacceranno alla vostra mente stile consumatori al banco del Poli, con tanto di numerino.


Ma voi ignorateli e continuate.


Se avrete fortuna, alla fine, capirete il senso di tutto.



Fortuna, buona notte, sorridi ancora una volta, fai girare la tua ruota.


(W. Shakespeare)


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categoria: fumetti


mercoledì, 09 settembre 2009

Trionfo

Trionfo


Trionfo



Ebbene sì.


Nonostante il periodo diciamo, ehm, travagliato, ho ricevuto due buone notizie.


Una è semplicemente da... UAO.


Un vero, inaspettato, trionfo.


No, non ho vinto io all'SuperEnalotto.


Ma la soddisfazione è certamente maggiore (non crede nel destino e ritengo che, giocare numeri sperando nella dea bendata sia sintomo di follia. Per carità, chi vuole giocare giochi pure. Chi sono io per dire come sprecare i proprio soldi?).


Perchè ho realizzato qualcosa che, davvero, è fantastica e non la credevo possibile.


L'altra... inattesa, insperata e fantastica.


Sabato vedrà se sarà altrettanto da UAO, ma intanto mi godo l'averla ricevuta.


Sto parlando criptico, eh?


Ma, infondo, a voi che ve ne importa degli affari miei?


Tutto questo sproloquio per dire che il sentimento di trionfo mi ha fatto nascere questo desktop.


Non sono un asso con i programmi di grafica (un due di picche piuttosto, la mia carta preferita!).


Qui verranno raccolti tutti i desktop da me creati o da me scelti come sfondi.


E tutti, TUTTI, esprimeranno un sentimento.


Così ho deciso.


L'udienza è tolta.



Fermezza di fronte al destino, grazia nella sofferenza, non vuol dire semplicemente subire: è un'azione attiva, un trionfo positivo.


(T. Mann)


 

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martedì, 08 settembre 2009

Marked

Marked


di P.C. Cast e Kristin Cast


n222127


 


Certe volte penso che mi diverto a farmi del male da sola.


Per quale altro motivo avrei dovuto leggere questo libro, altrimenti?


Attratta dalla copertina (è carina, dai!) leggo il retro.


Sembra carino, un ibrido fra Twilight (oh Jesus!) Harry Potter (già meglio) e Vampire Knight (così cosà).


Forse, FORSE, qualcosa di buono ne è venuto fuori.


No.


Roba del genere non dovrebbero neppure pubblicarla a mio parere.


La protagonista.


Vogliamo parlarne?


Lei ha il marchio diverso da tutti gli altri.


Lei è quella povera, piccola, infelice, incompresa, maltrattata, succube, forte, determinata, bella, intelligente,...


Lei è quella triste ma forte, coraggiosa ma timida,...


...eh?


Riassumendo: una sciacquetta qualsiasi.


Cielo, non la sopporto.


No, no, no.


Scommetto che è l'amica del cuore di Bella Swan.


La trama dai, potrebbe, POTREBBE, se ben sviluppata, risultare interessante.


La scuola, le lezioni, questo "nuovo mondo" di vampiri...


E invece no.


La prima cosa che vediamo di "interessante" in questa scuola cos'è?


Un pompino.


Ma-che-schifo.


La prima cosa che la protagonista vede è una ragazza (che già sappiamo sarà la sua nemica numero uno) che fa un pompino a una ragazzo (che già sappiamo diventerà il suo ragazzo).


E' uno scherzo?


Per che pubblico è?


Non voglio fare la bacchettona, ma dopo il sesso selvaggio della Meyer non pensavo potesse esserci qualcosa di peggio.


Cioè...


La prima cosa che avrei pensato io sarebbe stata che sono finita in un bordello. E chiedermi se non potevano divertirsi in una stanza o in un luogo più appartato invece che in un corridoio della scuola!


E la protagonista che fa quando capisce che i due fidanzatini stanno copulando allegramente?


Li guarda.


Adesso... farsi -letteralmente- i cazzi proprio no, eh?


E questo è solo l'inizio.


Perchè la nostra Zoey, naturalmente, diventa amica della sua compagna di stanza subito.


Va bene che l'uomo è un animale sociale, ma qui si esagera!


Della serie: "Ciao siamo compagne di stanza vuoi essere mia amica non ci lasceremo mai".


Cos'è, una minaccia?


Ma chi ti conosce?


E subito entra nel gruppo di amici che subito la accettano e subito la eleggono nuovo capo.


E nel giro di quanto? Sette giorni? Dieci se vogliamo essere proprio generosi, che succede?


Salva tutti, capisce tutto, saluti e arrivederci.


Non nego che ci siano spunti interessanti, ma sviluppateli porca paletta!


Diminuisci le descrizioni delle divise!


Smetti di ripetere ogni pagina che "i vampiri maschi sono fighi", lo abbiamo capito, grazie.


Abbiamo anche capito che Zoey è molto carina e speciale, va bene.


Una volta va bene.


Due sopporto.


Tre esplodo.


Perchè mi domando, perchè non si riesce a trovare un libro dove la protagonista sia NORMALE?


Leggermente complessata, un po' sfigata, interessata a un ragazzo che non la vuole... cose così!


Andiamo, capita a tutte tutti i giorni!


Tranne che a queste prescelte che, data la troppa perfezione, mi fanno venire l'orticaria.


Era un libro destinato per ammazzare il tempo destinato a quelli che lo preferiscono morto.


(R. Marcaulay)


 


 

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categoria: libri


domenica, 06 settembre 2009

Ricatto d'amore

Ricatto d'amore


364331



No, no, no.


Non ci siamo proprio.


Decisamente no.


Ero già molto, molto, MOLTO prevenuta prima di vederlo, sia chiaro. Era consigliato su una di quelle riviste per donnicciole complessate e chiaccherone che, non soddisfatte di sparlare della fidanzata del figlio delle dirimpettaia, di fanno gli affari anche di gente che non conoscono.


Per la cronaca, ogni tanto questi giornaletti li leggiucchio anch'io.


Scusate, ma fanno troppo ridere!


Ho letto un articolo su come curare le unghie e stendere lo smalto.


Oh, andiamo, un po' di vezzosità non ha mai ucciso nessuno!


Non guardatemi così.


Beh, fra cremine per le unghie (di cui, nonostante la mia età, ignoravo l'esistenza), smalto per rinforzarle, minimo due smalti colorati per sfumate alla punta (alla Monet per intenderci. E io preferisco Picasso.), altro smalto per ravvivare il colore e chissà cos'altro oltre a rimetterci metà del mio conto in banca (davvero certa gente sborsa cifre simili per dipingersi le unghie? Cioè, capisco se è un'occasione speciale come il matrimonio dell'amata sorella o il funerale della malefica capa, ma tutte le settimane è un salasso!) occupava anche più di mezzagiornata (davvero certa gente ha tutto questo tempo da buttare via?).


Beh, fra una cosa e l'altra c'era anche (oltre a un apprezzabilissimo cappotto di "talco", marca mai sentita. Quanto sono indietro!) consigliato questo film.


Motivazione?


Prima volta che la Bollock si toglie i veli.


Adesso mi domando... perchè a una donna dovrebbe interessare vederla nuda? A prescindere dall'orientamento sessuale, sia chiaro.


Si vede molto di più in una pubblicità per profumi se devo essere sincera.


Non che mi interessi vederla nuda, sia chiaro, ma che motivazione è?


E poi, scusate, ma saranno fatti suoi se fa un film nuda o meno, cosa diavolo me ne importa? (Acida, cinica e algida- massì, mettiamoci di tutto- in modalità on).


E già qui il film mi è stato antipatico.


L'inizio è anche carino, dai.


Scontato, certo, ma carino.


Poi... aiuto.


Oltre che sapere di già visto.


Oltre che annoiare.


Oltre che presentare scene ridicole.


Che altro fa?


Qualcuno mi spiega la scena del bosco con l'arzilla nonnetta che zampetta felice? Per favore?


Serve a far capire che in quella casa sono tutti suonati?


Serve a far vedere al ragazzo che la sua bella in realtà non è cioè che sembra?


Aiuto.


E la ex?


Che diavolo di ruolo ha la ex?


Unico spunto interessante poteva essere il rapporto complicato con il padre.


Problema relegato in un angolino e risolto con qualche battuta scontata.


Ma poi... sposarsi così, da un giorno all'altro.


Non è irrealtà, è fantascienza.


Ma poi... perchè si sono innamorati?


E per favore, non dite "alchimia", "magia" o "ormoni".


Sono risposte non contemplate.


Ci deve essere un momento in cui, da odio il sentimento diventa amore.


O almeno dovrebbe esserci un cambiamento graduale, lento e segnato da piccole cose, piccoli gesti.


Qui sembra che si siano dimenticati qualche fotogramma, per l'amor del cielo!


E la dichiarazione finale?


Ma... siamo impazziti o cosa?


Almeno fosse finito tutto con lui da una parte e lei dall'altra... e invece no!


Se un film è romantico deve PER FORZA finire bene.


Nessuno ha mai avuto una storia romantica non finita bene nella vita reale, giusto?


No, in quel caso è un drammatico.


Anche se magari si parla solo di un ex e non necessariamente di un grande amore divenuto tristemente decuius.


Ringrazio pilloledicinema per avermi dato l'idea di questa recensione. Ero stufa di consigliare cose positive.


E la cosa peggiore in assoluto è che ho letto molte critiche positive e anche molte conoscenti emettere romantici sospiri e tornare a sfogliare la rivista di cui sopra.


Cosa mi è rimasto di questo film?


Un'irrazionale paura delle coperte.


Da oggi solo lenzuola di flanella.



Ogni volta, quando un io fiilm ha successo, mi chiedo: come ho fatto a fregarli ancora?


(W. Allen)

postato da acquadilete alle ore 10:02 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: film


Chi sono

Utente: acquadilete
Qui sul mio cuore, anima crudele
e sorda, vieni, tigre amata, mostro dalle pose indolenti;
le mie dita tremanti voglio immergere nel fondo della tua spessa chioma,
lungamente; e seppellir la testa indolenzita nella tua gonna piena del tuo odore;
come un fiore appassito respirare dell'amore defunto il tanfo dolce...
Voglio dormire! Meglio della vita è certo il sonno, un sonno dolce come la morte:
e sopra il tuo bel corpo lucido, come di rame, deporrò i miei baci, senza rimorso...
Nulla può l'abisso del letto tuo per mandar giù i placati singhiozzi:
l'oblio abita potente sulla tua bocca;
e dentro i baci tuoi scorre l'acqua del Lete...
Al mio destino, che m'è delizia ormai, voglio obbedire come un predestinato;
e, mite martire, condannato innocente, il cui fervore arroventa il supplizio,
sulle punte incantate di questo eretto seno che non ha mai imprigionato un cuore,
io succhierò il nepente e la cicuta per annegare tutto il mio rancore...

Charles Baudelaire


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